Mattia Cacciatori | Reportage | Whit my own two hands, Tanzania (2010)
317
portfolio_page-template-default,single,single-portfolio_page,postid-317,cookies-not-set,,vertical_menu_enabled,qode-theme-ver-6.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.7,vc_responsive

Whit my own two hands, Tanzania (2010)

 

Heinrich Heine diceva :”Dio mi perdonerà: è il suo mestiere.”

Ma Noi, sapremo perdonare Dio per aver creato da una parte persone che muoiono di lavoro e dall’altra persone che vivono sulle loro morti?

“With my own two hands” è un reportage “work in progress”, durante i miei viaggi nel mondo negli anni a venire. Ho incontrato uomini e donne sulla mia strada. Persone con tetti di paglia o lamiera sulla testa.  Persone che non vivono dei prodotti del loro lavoro ma si vedono sottrarre le materie prime da sotto il naso. Persone costrette a raccogliere diamanti al posto che patate. Persone che  non prendono più di 15 $ al mese come stipendio. Persone che non sanno cosa vuol dire esattamente la parola “domani”, non sapendo se ci arriveranno. 

Ho deciso di parlare di loro, del loro lavoro e del loro strumento più grande: le mani.

Ernest Fischer nel 1959, sottolineava il fatto che “le mani hanno generato la ragione umana, hanno prodotto la coscienza umana”. Da questa frase parto per raccontare ciò che fanno le nostre mani di uomini. 

Le immagini di questo portfolio verranno ampliate, tagliate, modificate, stracciate, masticate, rigurgitate migliaia di volte.

Arriveranno non so dove, un giorno.